Abbiamo visto un esperimento sociale che dimostra, in qualche modo empiricamente, come vestirsi bene “aiuti” nel rapportarsi agli altri. Questione di euristica e ragionamento (se non vi ricordate “L’abito fa il monaco” lo recuperate qui). Ma non c’è solo il rapporto con gli altri a migliorare: migliora anche il rapporto con noi stessi ed i risultati che diamo. Lo afferma uno studio pubblicato sulla Social Psychological and Personality Science questo mese. Scopriamo di più sul tema…
Intanto ringrazio il lettore che me l’ha segnalato: persona di indubbio gusto e – lasciatemelo dire – vero Charme. Poi continuo con le considerazioni che sono alla base della nascita di questo blog: una sorta di ecologismo della società, per cui così come in tanti vorrebbero un mondo più pulito, privo di spazzatura agli angoli delle strade, così io sognerei un ambiente un po’ più elegante ed educato, senza obbrobri birraioli privi di dignità e amore per il prossimo. E’ un po’ la stessa cosa, se ci pensate. Ecco, la “notizia” derivante dallo studio è quella per cui oltre al valore ecologico della nostra battaglia, ci sarebbero anche risvolti positivi per chi la intraprende.
Vestirsi bene rende più intelligenti
Sembra un’affermazione forte, ma in società siamo tutti degli attori ed indossiamo delle maschere. Siamo personaggi di una commedia pirandelliana, oppure dei supereroi oscuri che combattono per i propri valori. Entrare meglio nella parte ci fa bene: cosa indossiamo influenzerebbe la nostra mente, le nostre capacità cognitive e la nostra interazione con gli altri, per via del valore simbolico che attribuiamo ai vestiti eleganti e formali.
Leggendo lo studio americano della Columbia University e della California State University mi sono esaltato, perché risulterebbe che chi sceglie di essere un po’ più attento allo stile, psicologicamente:
- alzerebbe il livello di identificazione dell’azione (= sarebbe più presente a se stesso);
- migliorerebbe il giudizio su scelte e azioni
- diventerebbe più sicuro
- aumenterebbe la propria disponibilità verso gli altri (“mi dica buonuomo”)
- sarebbe più aperto a situazioni e persone sconosciute
- massimizzerebbe la capacità di elaborare i dati
- sarebbe più predisposto ad affrontare ragionamenti astratti
Insomma, diventiamo delle specie di superuomini, ubermenshen di nietzschiana memoria, con un accresciuto senso di potere.
Ma attenzione, il rovescio della medaglia è che tutto questo varrebbe per chi sceglie di essere formale di propria sponte: chi fosse costretto per motivi di “ambiente” (per esempio un capo che in ufficio esige un dresscode di un certo tipo) soffrirebbe di una più alta vulnerabilità alle critiche. L’autostima insomma sarebbe più debole, perché l’imposizione ci renderebbe meno a nostro agio con l’outfit indossato: l’abito in questo caso non farebbe il monaco.
I colletti bianchi non sono turbo-consumisti
C’è poi un’ulteriore implicazione della ricerca fatta, che va nel senso opposto a quello che potremmo superficialmente pensare. Siccome l’abitudine e la quotidianità del vestire bene non cambiano i risultati dell’analisi (quindi non è che se mi vesto una volta in frac mi sento Superman, e se lo faccio tutti i giorni Fantozzi… sempre un po’ Superman rimango) ne deriva che si diventi più oculati negli acquisti. Farsi fare un abito su misura è più impegnativo che andare da Zara ed abbandonarsi all’acquisto di impulso, finalizzato ad appagare il nostro consumistico bisogno di sentirci appagati da cose nuove che ci piacciono in quello specifico momento. Così, ne deriva che diventeremmo più attenti e lasceremmo la moda a chi ama utilizzare leasing, rateizzazioni e mutui per rimandare i problemi economici, e ci abituieremmo a pensare agli investimenti di medio e lungo termine. In poche parole, alla lunga risparmieremmo.
Cosa che, se fosse vera, mi porrebbe decisamente in una situazione “eccezionale” rispetto alla ricerca delle università americane, ma che in linea di principio sembra di buon senso. A voi decidere a questo punto da che parte stare: tra quelli che se ne fregano e buttano la lattina per terra o tra quelli che, anche se devono attraversare la strada, scelgono di metterla nel cestino. Mettetevi la vostra “moderna armatura” e combattete, come un Kingsman (l’abito fa il monaco o l’armatura fa il cavaliere, alla fine, è lo stesso).
1 Comment
Buon pomeriggio Giovanni
ho trovato il suo articolo molto interessante.
La ricerca che lei cita spiega quali risultati si raggiungono quando si indossa un abbigliamento formale.
Tale ricerca avvalora insieme a tante altre come ad esempio la ricerca di Adam e Galinsky denominata “Enclothed cognition”, il potere dell’abbigliamento su chi lo indossa. Laddove ci si può sentire stretti in termini di scelta in particolare nel caso in cui ci si trovi davanti a delle regole di dress code da osservare, possiamo sempre fare affidamento al nostro gusto personale scegliendo qualche accessorio come ad esempio un orologio, bracciale etc. che sia in grado in termini di stile, colore e messaggio simbolico di connetterci alla nostra personalità.
Gli effetti psicologici positivi indotti dall’abbigliamento possono aiutare in tantissimi ambiti professionali a non sottovalutare questo potente mezzo quale vettore per condurre alla scoperta della nostra personalità, competenze e valori.
Che ci piaccia o no, che siamo d’accordo o meno, la nostra immagine è la prima cosa che si vede di noi, siamo dapprima visti, successivamente siamo ascoltati.
L’abito come seconda pelle racconta di noi, parla per noi ed è in grado di influenzare il nostro comportamento e l’altrui percezione.
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